Le terapie per lo scompenso cardiaco avanzato

redazione | Scompenso Cardiaco

Quando i farmaci non bastano più a tenere sotto controllo lo scompenso si ricorre alla terapia cardiochirurgica. In caso di ulteriore aggravamento è necessario il trapianto di cuore. Per i pazienti in lista di attesa o per quelli che non sono in condizioni di sottoporsi a un intervento così importante sono stati sviluppati dispositivi di assistenza meccanica al circolo


L’approccio farmacologico si è dimostrato molto efficace e ha modificato la storia naturale della malattia, ma a una fase di stabilizzazione segue prima o poi, inevitabilmente, una fase di instabilità. In questi casi si parla di scompenso cardiaco avanzato. A seconda delle caratteristiche della malattia e dello stato di salute generale del paziente, si valuta la possibilità di ricorrere alla terapia interventistica e cardiochirurgica – attraverso bypass, angioplastica coronarica, stent, sostituzioni o riparazioni delle valvole cardiache – o elettrica – con pacemaker e defibrillatori automatici impiantabili.

Quando la malattia avanza ancora, però, anche queste terapie non sono più efficaci (scompenso cardiaco avanzato e refrattario, classi IIIb e IV) e i pazienti vanno incontro a lunghi e frequenti ricoveri in ospedale. La mortalità a un anno dal ricovero è molto elevata, tra il 50% e il 75%, e supera il 90% a 2 anni.

Il trattamento “gold standard” dello scompenso cardiaco avanzato e refrattario è il trapianto di cuore2. Dato il progressivo aumento dell’incidenza della patologia e la carenza di donatori, il trapianto può essere effettuato solo in una bassa percentuale di casi. In Italia, nel 2019 sono stati effettuati 245 trapianti di cuore, con un aumento importante rispetto all’anno precedente (+5,2%)3, ma il numero è ancora lontano dal riuscire a soddisfare la richiesta. Al 31 dicembre del 2019, infatti, 670 persone erano in lista di attesa per l’intervento, dove il tempo medio di attesa è di 3,5 anni4. Questo significa che, in 1 anno, meno di 4 pazienti su 10 riescono ad accedere al trapianto.

I sistemi di assistenza meccanica al circolo

Per far fronte a questa situazione e rispondere a un bisogno concreto dei pazienti, sono stati sviluppati dei dispositivi, come i Sistemi di Assistenza Meccanica al Circolo (MCS), che rappresentano una valida alternativa sia per i pazienti in attesa di trapianto (BTT – Bridge To Transplant) sia per i pazienti non candidabili al trapianto per età o presenza di comorbidità (DT – Destination Therapy)5. Nello specifico, gli MCS più importanti sono i dispositivi VAD (Ventricular Assist Device, dispositivi di assistenza ventricolare) – supporti meccanici temporanei o permanenti in grado di vicariare in parte o completamente la funzione del cuore – e l’Ossigenazione extracorporea a membrana (ECMO – ExtraCorporeal Membrane Oxygenation), che si basa sulla circolazione extracorporea.

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