Le terapie per lo scompenso cardiaco cronico

redazione | Scompenso Cardiaco

Ci sono diversi farmaci in grado di migliorare i sintomi e rallentare l’evoluzione della malattia


Nella gestione dello scompenso cardiaco è fondamentale l’attenzione allo stile di vita: smettere di fumare (per chi è fumatore), svolgere attività fisica regolarmente (quando possibile) e seguire un’alimentazione equilibrata, con un’attenzione particolare al sale e ai liquidi assunti. La terapia è, nella maggior parte dei casi, farmacologica e consiste in una combinazione di diversi farmaci – principalmente diuretici, ACE-inibitori, beta-bloccanti e, più recentemente, gli ARNI – che hanno l’obiettivo di migliorare i sintomi e stabilizzare quanto più a lungo possibile la patologia, rallentandone l’evoluzione.

Diuretici: agiscono eliminando i liquidi accumulati in eccesso, riducendo l’edema nei polmoni e in altri tessuti.

ACE-inibitori: agendo come vasodilatatori, producono un abbassamento della pressione e riducono il carico di lavoro per il cuore. Possono rallentare l’avanzamento della malattia.

Beta-boccanti: riducono la frequenza cardiaca, la pressione e il lavoro del cuore. Possono rallentare l’avanzamento della malattia.

ARNI (antagonisti del recettore della neprilisina e del recettore dell’angiotensina): una nuova classe di farmaci che, oltre a inibire i sistemi renina-angiotensina e parasimpatico, potenzia il sistema degli ormoni natriuretici prodotti dal cuore, che hanno un’azione protettiva e riducono lo sforzo cardiaco. Il primo farmaco della classe (sacubitril-valsartan) ha dimostrato un miglioramento della sopravvivenza e della qualità di vita rispetto allo standard di cura.

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